World Radio Day? Che cos’è? Ve lo diciamo subito! E’ una delle giornate più importanti per lo Staff di Radio 6023 e del circuito RadUni. La sua istituzione risale a più di un decennio fa (per essere più precisi nel 2011) per volontà dell’UNESCO
In data odierna, in una diretta no stop dalle 11:00 alle 19:00, le radio appartenenti al circuito radiofonico RadUni trasmetteranno nelle proprie sedi di appartenenza si alterneranno per discutere del mondo della radiofonia.
Ogni speaker radiofonico cercherà di destreggiarsi con la dovuta bravura interloquendo con il pubblico in ascolto tramite aneddoti e riflessioni.
L’argomento proposto per il World Radio Day di quest’anno, scelto accuratamente per via dei difficile e drammatico momento che sta attraversando il mondo negli ultimi mesi, è quello della guerra e di come il suo messaggio è veicolato dai media. Nello specifico quello del mondo radiofonico.
La guerra è un qualcosa che accompagna l’essere umano fin dalla notte dei tempi. Il numero mietuto dalla varie guerre scoppiate nel corso della storia è incalcolabile. Praticamente impossibile ci sentiamo di aggiungere.
Purtroppo la guerra ha partorito le più infernali e diaboliche armi che hanno arrecato sofferenze su sofferenze a tutti coloro che l’hanno vissuta in prima persona, senza alcuna distinzione fra civili e militari, uomini e donne, giovani e anziani.
Il World Radio Day tra speranza e razionalità
Ci sono però persone che si sono opposte fermamente e con convinzione alla follia della guerra. Chi usando la filosofia oppure inneggiando ad un mondo in cui possa vigere pace e amore attraverso la musica.
Partendo da lontano come non annoverare il filosofo francese Voltaire? Protagonista indiscusso dell’Illuminismo tentò di vanificare con l’uso della parola e dialogo la guerra tra Francia e Prussia, che purtroppo sfocerà in aperta ostilità e che durerà ben sette anni.
Voltaire, il cui nome spicca nel firmamento dei filosofi, è ricordato anche per il saggio “Trattato sulla tolleranza”, in cui galvanizzava le religioni europee e i potenti di allora a confrontarsi e rispettarsi reciprocamente.
Giungendo a giorni più o meno vicini a noi, come dimenticare Martin Luther King? Oppure il suo celebre discorso “I have a dream”? Egli sperava in un mondo in cui non ci fossero più discriminazioni razziali e religiose. Un mondo in cui l’essere umano è eguale all’altro essere umano con cui si rapporta.
Un momento in cui veicolare la musica
Sono state citate due importanti figure del mondo filosofico e dell’attivismo civile, ma sorge spontanea la domanda: e la musica? Dov’è la musica in tutto ciò?
E’ un piacere e un obbligo citare tra i tanti che ci vengono in mente il mitico e intramontabile John Lennon. Non possiamo non rimembrare i suoi canti di rivolta contro l’assurda e abominevole guerra in Vietnam come, per esempio il brano “Give peace a chance”, annoverato per essere una vera e proprio inno del mondo pacifista.
Tornando alla settimana scorsa quando andò in onda la kermesse di San Remo, due giovani e promettenti cantanti hanno cantato in nome della pace.
Il primo è Mr Rain che con il suo brano “Supereroi” parlava si di amore e rispetto, ma ben stampato nelle memoria sanremese di chi ha partecipato rimane scolpito il tornello in cui i due innamorati sfidano il vento e l’uragano per tenersi mano nella mano.
Il secondo è Tananai che con il suo brano “Tango” ripercorre le vere vicende di una coppia di ucraini in fuga dalla guerra. Lui decide di restare in patria per difenderla mentre lei trova asilo in Francia. Entrambi però sono accumunati dal desiderio di ritrovarsi e abbracciarsi, nonostante i numerosi tentennamenti dovuti al portare avanti una relazione in tempo di guerra.
L’operato della radio e il suo vero significato
La radio non è solo uno strumento per veicolare la parola del dialogo e della pace, ma anche per esplicitare e raccontare messaggi dal chiaro sapore politico.
Ne sapeva qualcosa Franklin Delano Roosevelt. Presidente degli Stati Uniti d’America dal 1933 al 1945. Egli usò sapientemente la radio per spiegare dettagliatamente il suo programma politico, rassicurare gli americani sull’andamento della operazioni belliche in Europa e ne Pacifico e smentire categoricamente le notizie inesatte di allora che si diffondevano a macchia d’olio.
Per chi volesse ascoltarle si possono consultare grazie alla registrazioni rese disponibili dal Congresso americano.
L’ultima cosa che si vuole analizzare e porre in enfasi è la meraviglia e la potenza delle strumentazioni radiofoniche della nostra università. La Radio 6023, nel suo grande e laborioso lavoro, per quanto piccola è riuscita nel suo intento di veicolare i messaggi che l’Università del Piemonte Orientale trasmette e anche nel rassicurare i propri studenti in queste difficili e dolorosi anni di pandemia.
Tutto ciò non vuole deificare l’immagine della radio, ma soltanto spiegarne l’importanza e i messaggi continuamente trasmessi da essa. Qualunque epoca attraverserà l’umanità, facile o difficile che sia non importa. La radio rimarrà un’istituzione su cui indirizzare le proprie speranze, paure, gioie e dolori.