Un aperitivo alla corte di Gengis Khan. il Museo Leone di Vercelli riapre le porte sulle grandi corti della storia. Alle ore 17.00 torna “Un aperitivo alla corte di…”, la rassegna che unisce divulgazione culturale, racconti affascinanti e un momento conviviale conclusivo.

Il terzo appuntamento condurrà il pubblico alla scoperta della corte di Gengis Khan, tra accampamenti nomadi, guerrieri fedeli, palazzi imperiali e le testimonianze lasciate da Marco Polo.

A guidare il viaggio sarà Luca Brusotto, conservatore del Museo Leone, che accompagnerà i partecipanti attraverso la trasformazione della corte mongola e dell’impero nato nelle steppe dell’Asia centrale.

Dalle tende nomadi ai palazzi della dinastia Yuan

Al tempo di Gengis Khan, la corte mongola, chiamata ordo, non coincideva con un palazzo stabile. Era una struttura itinerante composta da ghir, o iurte, le tradizionali abitazioni mobili dei popoli nomadi dell’Asia centrale.

Il potere si muoveva insieme al sovrano e si fondava sui rapporti di fedeltà con i guerrieri scelti, i nökör. La mobilità non rappresentava un limite, ma uno degli elementi centrali dell’organizzazione politica e militare mongola.

Questa concezione cambiò profondamente con Qubilai Khan, nipote di Gengis Khan. Per governare la Cina, il nuovo imperatore comprese la necessità di affiancare allo spirito nomade una corte stabile e monumentale.

Nacque così la grande corte di Khanbaliq, l’odierna Pechino, protetta da mura e arricchita da giardini, padiglioni e sontuosi palazzi. La città divenne il centro della dinastia Yuan e il simbolo di un impero capace di integrare culture, tradizioni e sistemi di governo differenti.

La corte mongola raccontata da Marco Polo

Nel racconto troverà spazio anche la testimonianza di Marco Polo. Attraverso le pagine de Il Milione, il mercante veneziano descrisse con stupore lo sfarzo del palazzo imperiale e il complesso cerimoniale della corte di Qubilai Khan.

La millenaria burocrazia cinese conviveva con le

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