Il Centro di Ricerca Traslazionale sulle Malattie Autoimmuni e Allergiche (CAAD), istituito dall’Università del Piemonte Orientale (UPO) nel 2016, diretto dal professor Claudio Santoro è uno dei tre nuovi laboratori che saranno allestiti per fronteggiare l’aumentata necessità di test molecolari, indispensabili con la “Fase 2” avviata lo scorso 4 maggio. Per test molecolari si intendono quelli che comunemente chiamiamo tamponi, essenziali soprattutto per alcune specifiche categorie di lavoratori. In Piemonte, in particolare, sarà necessario incrementare notevolmente il numero di test dagli attuali 8/9.000 fino a circa 20.000 tamponi al giorno.

Anche se finora il numero di tamponi realizzati è ancora limitata, questi stessi numeri non possono essere sempre garantiti giornalmente perché la maggior parte delle strumentazioni usate per estrarre e amplificare l’RNA virale (il codice genetico del virus) dai tamponi utilizzano reagenti e kit specifici – cosiddetti proprietari – la cui fornitura è limitata e non garantita.

Per porre rimedio a questa situazione la Regione ha prospettato due linee di azione: la prima mira a superare le criticità generate dalla scarsità dei reagenti proprietari mediante il ricorso alla termolisi (scissione di legami chimici data da un elevato apporto di calore) per l’estrazione dell’RNA virale e all’assemblaggio in house di un kit per la sua amplificazione.

La seconda linea prevista dalla Regione mira invece a incrementare la possibilità di eseguire test aumentando la dotazione di strumentazioni, creando nello specifico 3 nuovi laboratori dotati di macchinari che possano operare indipendentemente dal tipo di reagente utilizzato.

Il CAAD del Piemonte Orientale è stato scelto per ospitare uno dei tre nuovi laboratori che saranno allestiti. Il professor Claudio Santoro spiega: “Il CAAD non solo ha gli spazi “fisici” per allestire i laboratori, ma ha anche la possibilità di integrarsi facilmente con la rete ospedaliera per tracciare il numero di tamponi effettuati e soprattutto di soggetti postivi”

Sempre il professor Santoro mostra come la disponibilità da parte dell’università è mossa non solo dalla Terza Missione ovvero da attività con le quali l’ateneo interagisce direttamente con la società e il territorio ma anche dalla formazione e dalla ricerca. “Questa situazione ha fatto capire che è necessario formare del personale con nuove competenze, che sarà in grado di far fronte a criticità simili in tempi di risposta minori”.