Venerdì sera la redazione di Radio 6023 ha assistito alla messa in scena di Don Giovanni al suggestivo Teatro Coccia di Novara, alla presenza del magnifico rettore della Università del Piemonte Orientale (UPO). Lo spettacolo si è aperto con un’introduzione da parte degli ideatori, un inizio che ha saputo catturare subito l’attenzione del pubblico.

Don Giovanni Assetato di Sangue Cast e Produzione

La produzione, che fa parte del cartellone “Opera 2025” , è frutto della collaborazione tra la Fondazione Teatro Coccia di Novara con molti soggetti: la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, il Teatro Marrucino di Chieti, l’Opéra-Théâtre de l’Eurométropole de Metz e NOF Nouvel Opéra Fribourg. Si tratta di un allestimento nuovo, con la direzione musicale affidata ad Arthur Fagen. Il gruppo creativo comprende la regia di Paul‑Émile Fourny. Le scene di Benito Leonori. I costumi di Giovanna Fiorentini Le luci di Patrick Méeüs. Il visual design di Mario Spinaci.

Il cast, prevalentemente under 35, vede protagonisti di valore internazionale: Christian Federici (Don Giovanni), Maria Mudryak (Donna Anna), Louise Guenter (Donna Elvira), Valerio Borgioni (Don Ottavio), Stefano Marchisio (Leporello), Gianluca Failla (Masetto), Eleonora Boaretto (Zerlina), Luca Dall’Amico (Commendatore). L’orchestra è la giovane e brillante Time Machine Ensemble, nata otto anni fa sotto l’egida della Fondazione Pergolesi Spontini, affiancata dal Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno.

M-POZZI-Antepiano

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La lettura proposta da Fourny trasforma Don Giovanni in figura ispirata a miti oscuri, mitici, vampirici — un “vampiro d’amore”, in perenne movimento, guidato dal sangue della verginità. Una chiave di lettura decisamente audace per un’opera che nasce sul finire del XVIII secolo e che dopo Mozart e Da Ponte intreccia mito, erotismo e punizione. Il riferimento al vampiro è esplicitato: «un mito […] come quello del vampiro, che verrà infine catturato e punito».

Non possiamo non sottolineare quanto l’atmosfera del teatro stesso abbia inciso sulla riuscita della serata: il Teatro Coccia, vero gioiello storico, con la sua architettura elegante e ricca di fascino, ha dato un valore aggiunto allo spettacolo. (Per chi volesse saperne di più o programmare una visita: sito ufficiale del Teatro Coccia ).

Don Giovanni Assetato di Sangue per noi

Una compagine spettacolare, un ensemble di altissimo livello sul palco ha saputo deliziare il pubblico: scenografie ben studiate, costumi perfettamente in tema con la vampirica tematizzazione e una resa teatrale che difficilmente si dimentica.

Tuttavia, e qui la nostra critica, che intende stimolare la riflessione, l’intento di dare una “nuova motivazione” e una giustificazione alla negatività del personaggio di Don Giovanni, già di per sé riprovevole nella sua arroganza e scandalo, appare quanto meno discutibile. L’opera originale già introduceva il Commendatore come figura memorabile, non serviva un elemento paranormale ulteriore.

Oggi pare sia necessario scavare a fondo, trovare la figura responsabile, ad esempio la madre come detto nell’introduzione. Ci serve per giustificare ciò che invece andrebbe semplicemente riconosciuto come nocivo e respinto. Come se avessimo perso la capacità collettiva di dire: “questo è male, chi lo compie è in torto”.

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Pensiamo ad esempio a Masetto, rappresentante della dignità del popolo. Colui che si oppone all’ingiustizia di una classe dirigente (i cavalieri) che invece si assolve nei propri eccessi. Una potente critica sociale, che forse viene un po’ appesantita dalla sete di sangue e dalla teatralizzazione oltremodo vampirica. Il rischio? Rendere stucchevole un’opera altrimenti sempre attuale e coinvolgente.

In conclusione: Don Giovanni Assetato di Sangue è un’esperienza teatrale visivamente strepitosa, musicalmente solida e decisamente ricca di spunti. Vale la pena vedere lo spettacolo, soprattutto se siete studenti: il Teatro Coccia merita inoltre la vostra visita. Detto ciò, si solleva un interrogativo: serve davvero caricare la trasgressione con un ulteriore elemento vampirico per renderla “moderna”?

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Fotografie di M. Pozzi

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