Dal Camerun a Vercelli: il territorio visto da uno studente fuori sede

Sono arrivato a Vercelli dal Camerun nel luglio 2025, con una valigia e un obiettivo: studiare informatica all’Università del Piemonte Orientale. Da allora sono uno studente fuori sede che impara una città guardandola ogni giorno, ma questa volta ho voluto guardarla da turista. Ho dedicato una giornata a Vercelli e a Novara e ho scoperto che le pietre, qui, hanno molto da raccontare. Sono rimasto stupito dalla cura con cui sono stati mantenuti gli edifici di queste città e da tutte le storie che nascondono.

Novara: la pietra che indica il centro

A Novara mi sono fermato in Piazza Cesare Battisti, che i novaresi chiamano ancora Piazza delle Erbe. Qui, nel selciato, vale la pena cercare una pietra di forma triangolare. Sembra un sassolino tra tanti, ma segna il centro convenzionale della città.

La sua storia sembra un piccolo giallo. Nel 1992 la pietra di granito fu rubata e tornò alla comunità solo dopo qualche giorno, senza essere rimessa nel punto originario. La leggenda è ancora più bella: si racconta che sia ricomparsa nelle mani di un prete che disse di averla trovata in un confessionale, e che da allora, spostata, la piazza abbia perso la sua energia. Naturalmente è una leggenda, ma racconta quanto i novaresi siano legati a quel punto. Una mozione del consiglio comunale del 2021 chiedeva di raccontarne la storia ai visitatori e di valorizzarla.

      Intorno, Novara è una città di palazzi che vale la pena attraversare a piedi. Il percorso turistico elenca, tra gli altri, la Basilica di San Gaudenzio con la cupola antonelliana, il Duomo, il Broletto con la Galleria d’Arte Moderna Giannoni, il Teatro Coccia, il Castello Visconteo-Sforzesco, Palazzo Cabrino (il Municipio) e Palazzo Natta-Isola (Provincia e Prefettura). La cupola, disegnata da Alessandro Antonelli, è diventata il simbolo stesso della città. Il Castello Visconteo-Sforzesco all’inizio era la fortificazione della città e la sua struttura principale si sviluppò sotto il dominio della famiglia Visconti, dopo aver attraversato le dominazioni spagnola, sabauda e napoleonica. Per circa centosettanta anni, e fino a pochi anni fa, la struttura è stata utilizzata come carcere cittadino, il che ha causato il suo progressivo isolamento dal resto del tessuto urbano.

Vercelli: Piazza Cavour, il salotto della città

A Vercelli la mia tappa è stata Piazza Cavour. Qui sorgeva il foro romano, e oggi la piazza è circondata da portici medievali; un tempo si chiamava Piazza Maggiore ed è la piazza più importante della città. Al centro sorge il monumento a Camillo Benso, conte di Cavour. Perché proprio lui, a Vercelli? Perché Cavour, primo capo del governo dell’Italia unita, fece molto per lo sviluppo agricolo di questo territorio: la sua tenuta di Leri Cavour era un laboratorio di agricoltura moderna, e il canale che porta il suo nome porta ancora l’acqua alle risaie di Vercelli e Novara. Per me, che studio informatica, è un bell’esempio di cosa significhi usare la tecnologia del proprio tempo per cambiare un territorio.

Sulla piazza domina la Torre dell’Angelo, presente dal Trecento, con un’aggiunta neogotica ottocentesca che risale al 1875. A pochi passi ci sono altri palazzi: il Broletto, sede del Comune dal 1200 al 1800, in Piazza Palazzo Vecchio, detta “Piazza dei Pesci” per l’antico mercato del pesce, e Palazzo Tizzoni, dimora di una delle grandi famiglie ghibelline medievali. Poco più in là c’è il settecentesco Palazzo Langosco e Palazzo Centori, tra i migliori esempi di Rinascimento a Vercelli, oltre a Palazzo Ferrero, che ospita il Museo Borgogna con la più importante raccolta di pittura piemontese dopo la Galleria Sabauda di Torino.

 

Cosa funziona

Per uno studente fuori sede, la prima cosa che funziona è la dimensione: a piedi si attraversa il centro, e tra aule, portici e piazze si crea una vita di quartiere. Vercelli e Novara hanno storia e bellezza a due passi dalle aule e dai coinquilini, e non è scontato. A Vercelli ci sono bei posti come il Museo Leone, dove sono esposti oggetti esotici come pelle di leopardo, zanne di elefante e tanti altri pezzi da collezione.

 

Cosa manca e cosa propongo

Il primo limite è che questa storia, per chi arriva da fuori, resta quasi invisibile: il mio incontro con la pietra triangolare è stato un caso, non il frutto di una cartina. Da studente di informatica propongo una mappa digitale con QR code nei luoghi storici di Vercelli e Novara, scritta anche da studenti, in italiano e in altre lingue, così che chi viene da lontano possa sentirsi a casa conoscendo la storia della città.

Il secondo è l’alloggio e la socialità: cercare casa da fuori sede, senza conoscenze e senza garanzie italiane, è stato difficile e spesso si finisce in soluzioni provvisorie. E la sera e nel weekend il centro si svuota, con pochi spazi dove gli studenti possano incontrarsi. Servono più alloggi accessibili e più luoghi di aggregazione aperti anche la sera.

Ogni studente fuori sede si trova prima o poi a chiedersi se la città lo vuole davvero.

 

La pietra di Novara segna un centro convenzionale; Piazza Cavour è il cuore vero di Vercelli. Per chi arriva da lontano, il centro è dove ci si sente accolti. Vercelli e Novara hanno già tutti gli ingredienti: storia, dimensioni umane, università. Servono trasporti, alloggi e spazi per far sentire ogni studente fuori sede parte di qualcosa. Venendo dal Camerun mi sono reso conto di quanto mi mancasse la conoscenza della storia del mio territorio adottivo, e di quanto scoprirla mi abbia fatto sentire più a casa .  

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