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Cosa sta succedendo?

La nostra Università ha appreso dall’agenzia iraniana ISNA, che la sentenza di morte per il nostro ex ricercatore Ahmadreza Djalali potrebbe essere eseguita il 21 di maggio.

Chi è Ahmadreza Djalali e cosa gli è successo

Ahmadreza Djalali, Ahmad, è un ricercatore svedese di origini Iraniane. Ha lavorato in università in paesi come il Belgio, la Svezia e la nostra Università nel dipartimento di Medicina. Ed è specializzato in medicina dell’emergenza, dal 2012. La sua famiglia risiede tutt’ora in Svezia. La moglie Vida e i due figli. Il ricercatore è stato arrestato nell’aprile del 2016, mentre si trovava ad un ciclo di conferenze tenuto dal centro studi iraniano, con l’accusa di spionaggio per il governo nemico di Israele e di corruzione sulla Terra.

Il verdetto della corte ha affermato che Ahmedreza Djalali ha lavorato come spia per Israele nel 2000. Secondo uno dei suoi avvocati, il tribunale non avrebbe fornito alcuna prova per giustificare le accuse. Il giudice non ha fornito una copia del verdetto. Avrebbe convocato uno degli avvocati il ​​21 ottobre 2017 per leggere il verdetto in tribunale. La sua famiglia non ha avuto sue notizie per 10 giorni dopo l’arresto. Ahmad per sette mesi, di cui tre in isolamento, non ha potuto avere un avvocato. Sottoposto a pressioni intense con tortura e maltrattamenti, oltre che minacce di morte, anche verso i figli e la sua anziana madre, al fine di fargli “confessare” di essere una spia.

Ahmadreza Djalali nega ogni genere di accusa contro di lui e sostiene che siano state fabbricate dalle autorità. In una lettera del 2017 che è riuscito a inviare dal carcere informerebbe famiglia e  ai legali  che siano state proprio le autorità che lo accusano a chiedergli di fare la spia, ottenendo solo un decisissimo rifiuto da parte dello scienziato, che rimane fermamente legato alle sue convinzioni.

L’appello della moglie Vida

Sono passati 5 anni e 9 mesi da quando Ahmadreza Djalali è stato arrestato. La famiglia non ha contatti con lui da oltre 15 mesi, ma sappiamo che la sua salute, sia fisica che mentale, è notevolmente peggiorata.

Cosa puoi fare come studente?

Noi studenti dell’Università del Piemonte Orientale , insieme alle iniziative rinforzate e mai abbandonate promosse dai nostri uffici possiamo firmare la petizione di Amnesty International, sia digitalmente che di persona. 

Oppure clicca qui e firma l’appello di Amnesty International per la liberazione di Ahmad.

#freeahmad

 

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