fbpx
Seleziona una pagina

L’Ateneo in Città propone un nuovo incontro aperto a tutti gli studenti dell’Università del Piemonte Orientale e a tutta la cittadinanza, con il regista e conduttore radiofonico Sergio Ferrentino. Il celebre autore eporediese sarà in Università venerdì 6 dicembre, dalle 11, con un intervento nell’aula magna del Dipartimento di Studi Umanistici dal titolo Guarda che radio (dramma), mentre giovedì 5 dicembre alle 21, al Teatro Civico di Vercelli, sarà in scena Radiogiallo di Carlo Lucarelli, con regia e adattamento di Sergio Ferrentino.

In occasione di queste importanti manifestazioni Sergio Ferrentino ha concesso un’intervista  ai microfoni di Radio 6023.

Sergio Ferrentino è conduttore radiofonico, ideatore, regista e anima di programmi di successo come Caterpillar (676 puntate), Catersport (1148 puntate) e Bar Sport con la Gialappa’s Band, è stato direttore per 15 anni dei programmi di Radio Popolare e oggi collabora con i più importanti network radiofonici e con prestigiose università per l’insegnamento di tecniche e linguaggi radiofonici. Nel febbraio del 2011 viene fondata da Sergio Ferrentino Fonderia Mercury. Questo spazio diventa  il luogo nel quale fondere i linguaggi e sperimentare. La radiofonia incontra il teatro e si immagina nel web. Attorno a Fonderia Mercury navigano diverse professionalità: dalla scrittura al segno grafico, dal giornalismo al web. Queste collaborazioni diventano il carburante per creare audiodrammi, distribuire spettacoli teatrali originali, costruire nuove campagne di comunicazione e iniziative editoriali.

Sergio Ferrentino

Sergio Ferrentino

Dopo questa breve introduzione ecco l’intervista rilasciata da Sergio Ferrentino a Radio 6023 che è possibile ascoltare integralmente cliccando QUI

Che cos’è in poche parole un radiodramma?

Il radiodramma sembra una situazione difficile da raccontare non tanto per la sua complessità ma per la lunghezza della sua storia. È una cosa che nasce tantissimo tempo fa, quasi 90 e passa anni fa, insieme alla radio negli anni’30, negli anni ’20, insomma all’inizio era l’elemento principe, l’animazione principale della radiofonia, e l’essenza della radiofonia, i grandi maestri hanno dedicato al radiodramma pagine importanti per raccontare poi il mezzo radio. Mezzo radio che poi è esploso tramite un radiodramma che era quello di Orson Welles della “Guerra dei Mondi”, da lì si sono accorti della potenzialità della radio e quindi la drammaturgia radiofonica è sempre stato un elemento cardine. Si confonde sempre il concetto del teatro all’interno della radio. C’è la radio che segue il teatro, la radio che fa inglobare la parte teatrale. Intorno al 1922 ci fu invece il primo radiodramma che si chiamava “Pericolo”, che ovviamente fece la BBC, dedicato alla drammaturgia radiofonica, cioè un qualcosa scritto esclusivamente per la radio. Che cosa vuol dire scrivere per la radio? Per scrivere per il teatro e fare drammaturgia teatrale, si scrive sempre un qualcosa che è visivo, come il cinema, la televisione, è sempre qualcosa d’immagine. Invece bisogna scrivere per un mondo “non vedente”, cieco, e Arnheim scrisse appunto l’”Elogio della cecità”, come uno degli elementi principali, cardine determinante della drammaturgia radiofonica. Da lì è passato talmente tanto tempo, l’Italia si è un po’ persa, si è abbandonato il radiodramma negli ultimi 10, 15 anni, in particolare la Tv pubblica ha abbandonato questo settore, se non facendo delle piccole situazioni, molto episodiche, senza un’analisi, un’elaborazione tecnica. Invece nel mondo questo non accade: la BBC ha una rete intera dedicata al radiodramma, Radio Svizzera ha un settore prosa, verticale, che attraversa la televisione, la radio e anche il web. Non parliamo poi del Canada, degli Stati Uniti, un po’ meno la Francia, mentre la Germania ha persino un mercato del radiodramma. Qui in Italia, invece, no. Tanto che io per sperimentare cose anche tecniche, sono dovuto andare in Svizzera.

Da dove nasce l’idea di portare il radiodramma in teatro?

Nasce da tanto tempo fa in realtà, anche questa è una cosa vecchia. In realtà non è questo sulla quale dobbiamo concentrarci. Il fatto di andare dentro ad un teatro è assolutamente marginale. Tutti pensano che si vada a fare

Orson Welles: uno dei primi a capire il valore del radiodramma

Orson Welles: uno dei primi a capire il valore del radiodramma

uno spettacolo teatrale, invece, potremmo fare tutto questo anche all’interno di un hangar, possiamo farlo ovunque, anche dentro ad un salone, perché il problema non è quello, non è andare a teatro, noi andiamo a teatro, perché luogo deputato a raffigurare, a vedere, a strutturare il tutto in una maniera più idonea. Quindi che cosa si vede? L’allestimento di un radiodramma. La Fonderia Mercury produce questi audiodrammi. Ed ecco il perché del nome Mercury: perché Orson Wells, mentre faceva la “Guerra dei Mondi”, in realtà era anche il direttore di una compagnia teatrale che si chiamava “Mercury Theatre”. Quindi prendeva gli attori della “Mercury Theatre” e li portava a fare i radiodrammi. Qui c’è il primo intreccio: la recitazione del teatro che è utile anche per una recitazione all’interno della drammaturgia radiofonica. Quindi in questa unificazione non c’è niente di nuovo. Noi abbiamo solo aggiunto un elemento importante che è quello che noi facciamo vedere come si allestisce un radiodramma e mentre lo spettatore guarda noi gli facciamo ascoltare il prodotto finito. Infatti agli spettatori diamo una cuffia per ascoltare appunto il radiodramma finito: loro ascoltano quello che potrebbe ascoltare qualsiasi ascoltatore per radio, con la differenza che loro vedranno come quel suono, quella situazione, quella scena è stata ricostruita. Quella che sempre Arnheim chiamava la costruzione di un’immagine acustica.

Che cos’è il progetto AutoreVole?

Il progetto nasce andando da un autore di chiara fama, alla quale si chiede se è in grado di scrivere per la radio. Tutti dicono naturalmente di sì, non sapendo assolutamente di che cosa si tratta, anche con una certa sicurezza. In realtà si accorgono che la loro scrittura molto spesso si muove per immagini, anche se si scrive, è sempre un

Radiogiallo di Carlo Lucarelli e regia di Sergio Ferrentino, al Teatro Civico di Vercelli giovedì 5 dicembre, ore 21

“Radiogiallo” di Carlo Lucarelli e regia di Sergio Ferrentino, al Teatro Civico di Vercelli giovedì 5 dicembre

problema di immagini. Per questo si deve fare una traduzione per poterla portare in teatro, quindi un adattamento radiofonico. Gli autori scrivono, io faccio l’adattamento radiofonico: prendo degli attori, possibilmente molto bravi, soprattutto non necessariamente portati soltanto al teatro e questa è la caratteristica principale: fare una recitazione radiofonica, che molto spesso è molto ma molto lontana da quella teatrale. A questo punto mentre si fa lo spettacolo si registra, lo spettacolo va in una prima fase in mp3 e viene caricato sul sito fonderiamercury.it e poi ulteriormente trasformati in e-book e libri contenenti il copione, cioè l’adattamento radiofonico e l’originale dell’autore e poi ancora in un cd con l’audio dell’audiodramma. L’unica cosa che non si è ancora fatta è la trasmissione in radio, che li farebbe diventare radiodrammi.

Può darci una piccola anticipazione di RadioGiallo di Carlo Lucarelli, che si svolgerà al Teatro Civico di Vercelli giovedì 5 dicembre alle 21?

È una situazione molto particolare perché è un audiodramma all’interno del radiodramma. Si faceva il radiodramma negli anni ’30, sotto il Fascismo, e si faceva il radiodramma anche negli anni ’50. Ci sono differenze? Ci sono cambiamenti? È successo qualcosa? Sì, è successo qualcosa perché è finita la guerra, però forse non è cambiato poi tanto, quindi, in questo caso, Lucarelli ci porta all’interno di uno studio prima dell’Eiar e poi della Rai. Gli attori sono sempre gli stessi, il radiodramma nella parte tecnica è uguale, nei contenuti forse è cambiato qualcosa…ma lascio a voi il piacere della scoperta, posso dirvi solo che il colpevole questa volta non è il maggiordomo!

Questo spettacolo non fa parte di un tour ma di un Unitour, che prevede anche un suo incontro sempre sul radiodramma nell’aula magna dell’Università del Piemonte Orientale a Vercelli questo venerdì alle 11. Perché inserire nel vostro progetto le università?

Il pubblico segue la nascita dell'audiodramma ascoltando il racconto attraverso delle cuffie

Il pubblico segue la nascita dell’audiodramma ascoltando il racconto attraverso delle cuffie

Ho insegnato 9 anni alla scuola Holden e 11 anni all’interno delle università, dello IULM in particolare e poi ho girato una dozzina di università per fare seminari dedicati alla radio. Inoltre, ci sono pochissimi autori radiofonici e non necessariamente devi essere uno scrittore famoso per essere un autore radiofonico. Gli studenti universitari, ma anche quelli che fanno poi radio e le radio universitarie, scoprono che fare radio è una cosa e usare la radiofonia è tutta un’altra cosa, che loro magari non hanno ancora usato. Ecco, questo è un elemento di sorpresa. Anche gli studenti che non hanno velleità, nessun interesse a diventare radiofonici, in realtà, hanno un rapporto con il mezzo radio, pensano di conoscerlo perché lo ascoltano molto, per parecchio tempo, adesso sicuramente meno perché ci sono altre possibilità. Di colpo quando gli si spiega che cos’è la radiofonia, che cos’è il mezzo radio, usando la radiofonia e non solo usando delle tecniche radiofoniche “minori”, ecco che questo fa scoprire tutto un mondo che è quello sonoro, è il mondo non della radio ma il mondo dell’audio. In questo elemento io penso che le università sono comunque luogo deputato a ricevere questa situazione, questa nostra sperimentazione. In più sono le università che ce le chiedono per l’intreccio di tre linguaggi, quello della letteratura, quello della radio e quello del teatro, ed è sicuramente un caso abbastanza unico ed è importante dal punto di vista accademico farlo vedere agli studenti.

Prima ha evidenziato il fatto che i giovani ascoltano meno radio perchè ci sono altre possibilità. Quindi quale sarà il futuro della radiofonia, visto che le web radio stanno prendendo sempre più pubblico, si abbandonerà il modo “classico” di fare radio per altri metodi?

La radio come la conosciamo noi non sopravviverà, cambierà totalmente, io penso che il web abbia una funzione

Chi recita negli audiodrammi non per forza deve avere le caratteristiche dell'attore teatrale

Chi recita negli audiodrammi non per forza deve avere le caratteristiche dell’attore teatrale

determinante per il futuro ma sempre legato al concetto di audio. È meno importante il fatto che sia una web radio. Il concetto di web radio è che c’è una logica sonora dal mattino alle 6 quando si inizia a trasmettere alla notte, fino alle 24. Se le web radio nascono a decine di migliaia per copiare quello che viene fatto all’interno delle FM tendenzialmente non interessa è soltanto un cambio di piattaforma, un po’ come quando si passerà dall’FM al digitale, e sarà uno degli elementi del futuro, ma non metterà in discussione la supremazia delle FM, che andrà a essere sempre più omologata, sarà sempre uno studiolo, con il telefono, con possibilità di avere twitter, sms, e-mail, tutti elementi antiradiofonici, perché non mettono nulla di più di sonoro all’interno della trasmissione e quindi danno solo più possibilità di comunicare con l’utente, ma non si sa mai se questo aumenti la qualità di questa trasmissione o dell’uscita radiofonica. Quindi la radio in FM si modificherà spesso e avrà la sua caratteristica soltanto nelle cose in diretta, quella che ti permette di raccontare quello che sta accadendo proprio in quel momento. Si dovrà sperimentare nel web dedicando grande attenzione alla storia della radiofonia, per sperimentare sulla parte audio, sulla musica e la costruzioni delle immagini. In futuro non ci sarà più bisogno di andare in radio per fare le trasmissioni, ma si continuerà ad utilizzare tutta la tecnica radiofonica dei cento anni di radio che ci sono stati fino adesso. L’unica cosa da fare è sperimentare senza dimenticare che cosa ci ha insegnato la radiofonia in diretta, per utilizzarla in altri modi e luoghi e soprattutto con altre tecniche.

 

 

 

I cookies servono a migliorare i servizi e ad ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del sito web.