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In data mercoledì 30 marzo, presso il Campus CX di Torino, si è tenuta la conferenza sul progetto “Afghanistan 2030 – next leader”.
Nel corso della riunione sono intervenute 3 delle 10 ragazze afghane aderenti al progetto, che hanno spiegato le difficoltà riscontrate a partire dalla presa di Kabul da parte dei talebani, alla nuova vita che hanno intrapreso nella nuova ridente città di Torino.

Il concetto di comunità: da Kabul a Torino

L’obiettivo prefissato dall’Università degli Studi di Torino è quello di offrire la possibilità di studio alle giovani ragazze per i successivi 3 anni e poter conseguire una laurea triennale, si tratta di un progetto di respiro internazionale che permette contestualmente un arricchimento sociale e culturale della comunità ospitante.

Successivamente è intervenuta anche la vice presidente della fondazione Emmanuel, che racconta come è nata la necessità di avviare questo progetto.
Il percorso è stato avviato dall’imprenditore Ernesto Albanese che dopo la presa di Kabul, ha deciso di dare 10 borse di studio e alloggi nel suo studentato  alle vittime afghane che ha voluto aiutare la loro realtà coinvolgendo i donors.
La grande intuizione è stata quella di scegliere specificatamente 10 donne e studentesse, ma si è anche reso conto che con le sue possibilità solo la casa non bastava, ha quindi iniziato a mobilitarsi per la ricerca di partner che aiutassero le ragazze nel riavviare la loro vita.
La fondazione Emmanuel cerca di coordinare il disegno di questo uomo, ha infatti deciso di coinvolgere differenti Onlus in modo da selezionare e cercare di aiutare più gente possibile, offrendo un’opportunità di continuità.

Da Kabul a Torino: le protagniste

Le ragazze che hanno preso parola all’evento sono Nilofar, Mina e Hasina.

Nilofar

Nilofar ha 28 anni, è originaria di Kudiz, nata a Kabul ma si è trasferita subito in Uzbekistan. Rientrata insieme a tutta la famiglia a Kabul quando la situazione è migliorata.
Nel 2013 si è iscritta all’università di Kabul, riuscendo nel 2017 a laurearsi in economia. Nel 2019 lavora come assistente finanziario al ministero dei lavori pubblici.
Il 27 agosto 2021 è arrivati in Italia con il marito ed i figli a Luserna di San Giovanni, ha iniziato a studiare la lungua in una scuola di Pinerolo, iscrivendosi poi a dicembre all’università di Torino e vivendo per la prima volta da sola a Campus x. 

Mina

Mina, 20 anni, proviene dalla città di Daykundi dove sono leciti solo i figli maschi, di conseguenza lei non era ben accetta. Sin da piccola inizia a studiare in moschea e poi si trasferisce per frequentare le elementari.
L’esame di accesso all’università (informatica) è molto complesso; per contro anche il fatto di appartenere all’etnia Hazara significa che devi essere ancora più brava e perciò quasi obbligata ad entrare all’università. Nel suo villaggio convivono diverse realtà come, segregazione razziale, matrimoni forzati e violenze domestiche. Educazione, istruzione e conoscenza sono la soluzione. Dopo aver creato una soluzione per altre persone costruendo un centro in cui poter studiare, informarsi e stare bene, poche ore dopo i talebani hanno distrutto e bombardato tutto. Il 27 agosto 2021 si rifugia in Italia.


Fino ad una settimana prima ha avuto problemi con alcuni documenti per accedere all’università tant’è che c’era il rischio di dover rifare le scuole superiori; ma dopo 3 mesi di richieste la sua domanda è stata accettata, sono arrivati gli ultimi documenti ed ha iniziato a seguire la facoltà triennale di informatica.
La difficoltà più grande per lei è stata il vivere da sola lontana dalla famiglia ed il dover ricominciare tutto con una lingua a lei sconosciuta.

Hasina

Hasina ha 22 anni, proviene da Kabul. Inizia la scuola a 7 anni, nel 2016 frequenta il liceo e successivamente si iscrive all’università di scienze politiche a Kabul.
Voleva laurearsi e andare all’estero il prima possibile, ma non è riuscita a conseguire il titolo di dottoressa per soli due mesi a causa dei talebani (15 agosto).

Il 27 agosto si è trasferita in Italia da una famiglia milanese, che l’hanno accudita e le hanno insegnato l’italiano. Si è poi trasferita a Torino per l’università inscrivendosi alla facoltà di informatica.
Anch’ella si trova qua in Italia senza famiglia, vive al Campus x e ogni tanto sente il fratello che è riuscito a scappare in Inghilterra per lavoro.

Da Kabul a Torino: le mie conclusioni

Esperienza davvero belissima che consiglio a tutti, per incontrare nuove realtà e comprendere che le difficoltà, le guerre e tanto altro esistono anche al di fuori del nostro Paese.

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