Ricordo ancora la prima volta che sentii parlare di TILLIT: ero seduta nella panchina di un bar situato vicino all’università di Vercelli, insieme ad una cara amica. Quel giorno il bar era particolarmente affollato, l’anno accademico era iniziato da qualche settimana e in città c’era parecchio movimento. Mentre aspettavo che il mio fumante caffè al ginseng si raffreddasse, la mia attenzione fu totalmente catturata da due ragazze sedute nel tavolino di fianco al mio. Parlavano delle varie opportunità che offre l’Università del Piemonte Orientale e una delle due si soffermò a parlare del progetto TILLIT, al quale aveva aderito. Non avevo la benché minima idea di che cosa fosse, eppure nella sua voce squillante percepivo così tanto entusiasmo che la cosa mi colpì subito. Chiesi alla mia amica se ne avesse mai sentito parlare e lei rispose di sì, ma non mi seppe dare ulteriori informazioni. La sera stessa, arrivata a casa, andai sul sito dell’università e cercai la descrizione del progetto. Appena lessi “teatro universitario in lingua straniera” i miei occhi si illuminarono. Da anni ero solita frequentare il teatro della mia città, avevo assistito a numerosi spettacoli e fin da bambina avevo sempre immaginato un giorno di trovarmi dall’altra parte, di partecipare non solo passivamente, ma anche attivamente, in prima persona. TILLIT fu l’occasione perfetta! Nei giorni seguenti, come una sorta di agente segreto, feci delle indagini nei corridoi dell’università, chiedendo delle opinioni al riguardo e cercai su YouTube dei video relativi al progetto. la rete si rivelò estremamente utile: i commenti dei docenti e degli studenti, intervallati da spezzoni di spettacoli degli anni precedenti, mi convinsero a pieni voti.                                                                                                                                                                                                        Il giorno in cui dovetti compilare il mio piano carriera non ebbi alcun dubbio nella scelta: ero sicura di voler fare questa divertente e ricca esperienza linguistica e teatrale.     

                                                                                  

 Il laboratorio si articola in varie fasi; la prima delle quali prevede una parte di propedeutica teatrale, condotta dal professionista Mario Sgotto. In questa prima fase ci si addentra nel mondo del teatro attraverso esercizi vocali, espressivi e improvvisazione. Successivamente, divisi in gruppi in base alla lingua scelta, si lavora per prima cosa sugli aspetti più propriamente linguistici e in seguito sul linguaggio del corpo e sull’interpretazione di svariati personaggi, scelti sul momento. Questa fase è fondamentale perché attraverso l’improvvisazione nascono le idee più originali per la stesura del copione finale. Infine, una volta scritta in maniera dettagliata la trama e assegnata a ciascuno la propria parte, si lavora in vista dello spettacolo finale, che rappresenta il coronamento di tutto il percorso TILLIT.

I motivi per cui scegliere di fare un’esperienza di questo tipo sono molteplici. Ho cercato di riassumerli, mettendo in luce gli aspetti più rilevanti:

  1. TILLIT è un sistema di apprendimento della lingua straniera estremamente proficuo, in quanto non ci si focalizza soltanto sui vocaboli in sé, ma si lavora anche sulla comunicazione non verbale. Inoltre, le emozioni che suscita un percorso così alternativo facilitano il processo di apprendimento e lo fortificano.
  2. Aiuta a conoscersi meglio, tirando fuori i personaggi nascosti all’interno di ciascuno.
  3. Oltre ad essere gratuito permette anche di conseguire i fatidici CFU.
  4. È aperto a tutti gli studenti dell’Università del Piemonte orientale indipendentemente dal corso di laurea e dal livello di conoscenza della lingua straniera scelta.
  5. Dovendo necessariamente mettere insieme le diverse idee di ciascuno dei membri del gruppo, TILLIT è anche un’ottima opportunità per mettersi in gioco e migliorare la propria capacità di lavorare in un team.

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Michaela Reinhardt: michaela.reinhardt@uniupo.it