La celebre opera di Verdi debuttò la prima volta a Milano nel 9 marzo 1842, ora torna al Teatro Coccia di Novara venerdì 23 febbraio alle ore 20.30 con replica domenica 25 alle 16. La regia e i costumi sono di Pier Luigi Pizzi, dirige l’orchestra Gianna Fratta con la collaborazione del Coro San Gregorio Magno.

 

 

Nel primo atto il re babilonese Nabucco è alle porte di Gerusalemme, e a causa del nipote del re, Ismaele, gli ebrei sono sconfitti e assistono impotenti al saccheggio dei babilonesi.
Nel frattempo Abigaille, che credeva di essere figlia del re Nabucco, scopre di essere solo una schiava allevata a corte: Nabucco infatti nomina reggente la figlia Fenena.
L’ira di Abigaille si scatena e cerca il momento giusto per diventare regina e vendicarsi, ora che Nabucco è morto.

 

 

Eppure non tutto va secondo i piani: Nabucco non è realmente morto, e impone a tutto il popolo di adorarlo non più come semplice re, ma come Dio. Eppure, Abigaille riuscirà a prendere il trono e cercherà di giustiziare Fenena.
Sarà allora compito di Nabucco cercare di salvare la figlia e, in definitiva, anche il popolo ebreo.

 

 

L’opera è quindi incentrata principalmente sulle figure drammatiche di Nabucodonosor II e della sua presunta figlia Abigaille.
Ciò che rese davvero celebre il lavoro di Verdi l’anno del suo debutto è il coro “Va, pensiero, sull’ali dorate”, intonato dal popolo ebraico durante la dominazione babilonese.
Gli spettatori italiani dell’epoca riconobbero la loro condizione politica in quella degli ebrei assoggettati al dominio babilonese.

Si tratta di un’opera drammatica, ma con un lieto fine, un lavoro straordinario, da ammirare almeno una volta nella vita.

 

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