Venerdì 3 maggio e domenica 5 maggio è andata in scena al Teatro Coccia di Novara La Traviata: la celeberrima opera lirica di Giuseppe Verdi. Emozionante sin dalle prime note d’orchestra, diretta dal sagace Matteo Beltrami, il sipario si apre con una scenografia inaspettata: il primo atto, infatti, si svolge interamente proprio a Novara, negli appartamenti di Palazzo Venezia, che si affacciano su piazza Martiri e sul Coccia stesso. L’ambientazione è signorile e sulla scena sono presenti numerose persone pronte a festeggiare tra brindisi e formalità di circostanza. L’impatto iniziale è dunque di grande effetto e tra la folla si distingue Violetta Valery, la proprietaria di casa, nonché donna di mondo, interpretata con molta disinvoltura dal tocco delicato di Klara Kolonitis. è proprio in questo primo atto che avviene l’incontro con Alfredo, suo ammiratore segreto, interpretato con grande abilità e presenza scenica da Danilo Formaggia, chiamato a vestire i panni di Alfredo solo il giorno prima in seguito a un’indisposizione del tenore in cartellone. Tenendo in considerazione quest’ultimo aspetto risulta ancora più lodevole la sua performance. Presenza cruciale di questo primo atto è indubbiamente quella di Flora Bervoix, interpretata da una Carlotta Vichi decisa e virtuosa.

Il secondo atto si svolge, invece, in una terrazza d’epoca, resa maestosa da una piscina importante, attorniata da una siepe ben curata e posizionata vicino ad una scala dove in superficie, sopra due colonne, si ergono due mezzi busti che donano alla scena un ulteriore tocco di classicità. è con questo sfondo che entra in scena Alessandro Luongo offrendo al pubblico un’interpretazione solida del personaggio risoluto e cupo di Germont, padre di Alfredo. Dialoghi struggenti tra Violetta e Germont, seguiti dal confronto spigoloso di quest’ultimo con Alfredo. Decisamente coinvolgente nella parte finale del secondo atto la danza delle zingarelle e dei toreri, che precede la più disinibita lap dance da una parte e la danza erotica con spogliarello di un ballerino dall’altra.

Apprezzata la scelta di portare in scena un amico a quattro zampe, un simpatico esemplare di golden retriver che, con il suo ingresso programmato all’inizio del secondo atto, ha sorpreso e divertito il pubblico.

Il terzo atto si svolge in un allestimento spoglio e lugubre in contrasto con lo spirito gioioso e il tripudio di colori della festa di Carnevale, celebrata oltre le mura di casa dove giace Violetta, ammalata di Tisi. Fondamentali in questa scena (e non solo) le luci di Ivan Pastrovicchio che nella loro semplicità, hanno saputo accuratamente accentuare i momenti più significativi dell’opera. Toccante e appassionante l’ultimo dialogo tra Violetta e Alfredo, dove l’entusiasmo incontenibile generato dall’amore lascia posto all’amara consapevolezza di un destino funesto.

Si conclude così una stagione teatrale davvero memorabile, composta da un’offerta teatrale varia e accattivante. L’impegno costante da parte di tutti coloro che hanno collaborato, direttamente o indirettamente, nella realizzazione degli spettacoli è stato pienamente ricompensato dalla vivace partecipazione e dal conclamato apprezzamento del pubblico. La Traviata ha sigillato egregiamente un percorso fatto di emozioni, virtuosismi e dedizione, in cui la cultura si fa cuore pulsante.