Sabato 27 ottobre ore 20.30 e domenica 28 ottobre ore 16.00 andrà in scena The Beggar’s opera al Teatro Coccia di Novara: una commedia satirica sui temi della politica, la povertà, l’ingiustizia e la corruzione a tutti i livelli della società. È l’unico esempio del genere, un tempo fiorente, di opera di ballata satirica a rimanere popolare oggi. Le ballad opera erano rappresentazioni musicali satiriche che utilizzavano alcune delle convenzioni dell’opera, ma senza recitativo. 
The Beggar’s Opera è stato presentato in anteprima al Lincoln’s Inn Fields Theatre il 29 gennaio 1728 ed è andato in scena per 62 repliche, la più lunga “maratona” nella storia del teatro fino a quel momento. Il lavoro è diventato il più grande successo di John Gay ed è stato definito “lo spettacolo più popolare del diciottesimo secolo”. Secondo il New York Times: “Gay ha scritto l’opera più come un’anti-opera che come un’opera, una dei motivi di attrazione per il pubblico londinese del diciottesimo secolo è proprio la satira che egli fa dello stile operistico italiano e il fascino esercitato sul pubblico inglese”.

 

Inoltre, tale satira è considerata la prima commedia musicale, anticipatrice dell’attuale moda delle produzioni «jukebox». Gay ha preso alcuni dei brani più famosi del suo tempo, sia classici che popolari, e li ha trasformati in un racconto selvaggiamente satirico ambientato tra ladri, protettori e prostitute di Londra.
Estremamente popolare dalla sua prima messa in scena, la commedia è stata la base per numerosi adattamenti di prosa, musicali e cinematografici. The Beggar’s Opera esplora un mondo cinico in cui l’avidità capitalista, il crimine e la disuguaglianza sociale sono la norma. Tutti i politici e i funzionari sono, per definizione, corrotti, e non c’è altro da fare che aderire se vuoi andare avanti.
Suona familiare? In effetti non è cambiato molto da quando l’opera ha avuto la sua anteprima, e i temi di The Beggar’s Opera sono quelli che continuano a ossessionare la televisione e il cinema moderni. Con un’osservazione affilata come il rasoio, uno dei personaggi dice all’inizio del terzo atto: “i leoni, i lupi e gli avvoltoi non vivono insieme in branchi, frotte o greggi. Di tutti gli animali da preda, l’uomo è l’unico socievole. Ognuno di noi preda al suo vicino, eppure ci raduniamo insieme”.

Per maggiori info: Teatro Coccia