Sabato 10 novembre siamo stati al Coccia per lo spettacolo Arlecchino Servitore di due padroni: ecco la nostra personalissima recensione a seguito della visione!

L’eterna commedia goldoniana al Teatro Coccia di Novara con un adattamento inedito

Messa a nudo delle contraddizioni della società borghese? Critica implicita dei meccanismi di classe? Esaltazione dell’intraprendenza femminile? Nell’ Arlecchino Servitore di due padroni c’è senz’altro molto di questo.

Soprattutto però (e per fortuna), si ride di gusto.

È proprio questa la lezione imparata dal pubblico del Teatro Coccia nel weekend appena trascorso: a quasi trecento anni da Goldoni e a più di settanta da Strehler, quella che è forse l’opera di prosa comica italiana più rappresentata di sempre continua a divertire in modo sincero e spensierato.

Merito della regia di Valerio Binasco, discreta ma efficace. Rispettando l’identità sostanziale della commedia goldoniana, la messa in scena non rinuncia a scelte moderne ed innovative. Nel testo, innanzitutto, adattato ad un pubblico contemporaneo. Nella rinuncia alle maschere tradizionali, a favore di un’ambientazione “anni ‘50”più da Commedia all’italiana che da Commedia dell’arte. Nella scenografia, che con soluzioni essenziali ed eleganti divide il palcoscenico in una molteplicità di spazi simultaneamente in azione.

Merito degli interpreti, Natalino Balasso su tutti. Convocato dal personaggio ad un impegnativo confronto con i predecessori (tra cui veri e propri monumenti del teatro italiano), non sfigura per niente. Anzi, regala una nuova dimensione ad un Arlecchino che, più di un truffatore di professione, appare una vittima sempre in affanno a gestire le conseguenze impreviste dei propri istinti.  Dominato dall’appetito, ma anche capace di slanci tra di tenero romanticismo verso Smeraldina, la sua natura contraddittoria e la sua inadeguatezza sociale offrono allo spettatore spazio per una malinconica empatia. Una maschera tutt’altro che piatta, in sostanza.

Merito, infine,di una trama eterna, capace di attraversare quattro secoli e di rimanere a suo modo sempre sul pezzo.È una commedia giocata sugli inganni volontari e sugli equivoci involontari, con scambi d’identità e triangoli amorosi, resa straordinaria proprio dalla coerenza del suo caos.Ciascun protagonista costruisce ed alimenta una personale versione della realtà, spesso lontana dalla verità, accessibile nella sua interezza solo al pubblico, a cui, a dire il vero, è richiesto un discreto impegno per stare dietro alla complessità dell’intreccio.

Ancora Arlecchino, quindi? Sì, e volentieri. Anche grazie alla “manutenzione” di Binasco, infatti, il Servitore di due padroni rimane ancora oggi un meccanismo comico in piena efficienza, capace di regalare al pubblico risate genuine.

Articolo di Dario Cerutti