Dopo il silenzio” è lo spettacolo andato in scena al Teatro Coccia di Novara sabato 7 aprile, con due repliche: una domenica 8, e una seconda replica dedicata alle scuole lunedì 9 aprile.
Adattato da Francesco Niccolini e Margherita Rubino e tratto dal libro “Liberi tutti” di Pietro Grasso, lo spettacolo ha come protagonisti Elisabetta Pozzi, Turri Moricca e Sebastiano Lo Monaco.
Noi di Radio 6023 abbiamo intervistato Sebastiano Lo Monaco, che veste i panni di Pietro Grasso.

 

 

La storia di “Dopo il silenzio” è quella di Pietro Grasso (Sebastiano Lo Monaco), procuratore antimafia, e sua moglie Maria Grasso (Elisabetta Pozzi), insegnante.
Ma “Dopo il silenzio” non è solo la loro storia, ma è anche la storia di tutti gli uomini e le donne che hanno lottato contro la mafia, che non hanno avuto paura di parlare.

È una storia, quella di “Dopo il silenzio”, che mette a paragone due generazioni.

 

 

La sceneggiatura è pressoché spoglia. Ci sono due sedie, alle spalle degli attori un “muro” su cui rimbalzano le loro ombre con giochi di luce, insieme ai volti delle persone che hanno affrontato la mafia a testa alta, e sono morti per portare avanti questa guerra, come la definisce Sebastiano Lo Monaco, nei panni di Grasso, all’inizio.
Una guerra prima lontana, nascosta, finché un giorno ti accorgi che hanno sparato al tuo panettiere, ad un tuo caro amico, ad un tuo famigliare.

 

 

Il dialogo che nasce tra lo “sbirro” di mezza età e il giovane affiliato alla mafia è un confronto acceso, rabbioso. Turri Moricca veste i panni del giovane “che non ha avuto scelta” e che per sopravvivere ha preferito scegliere la strada più facile, quella della mafia.

 


La mafia protegge, ti dà gli avvocati migliori, si prende cura della tua famiglia quando vai in carcere.
Ma lo sbirro non ci mette molto a svelare l’inganno: la mafia protegge forse, ma in cambio le devi dare tutto.
La tua identità, la tua libertà, finché non arriverà il giorno in cui sarai gettato via, o morirai in una sparatoia.

 

 

È uno spettacolo dai toni accesi, crudi.
Ogni parola è potente, ogni passo degli attori è pesante.
Sebastiano Lo Monaco ed Elisabetta Pozzi fanno risuonare i nomi delle vittime di questa guerra nel teatro: Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Pino Puglisi, Rita Atria, Giuseppe Di Matteo e tanti altri.
Persone che che hanno sfidato la mafia, che hanno scelto di non restare nella paura e nel silenzio.

 

 

Perchè il silenzio è mafia.
Ed c’è stato silenzio per tanto, troppo tempo. E ora è giunto il momento di parlare, è giunto il momento di gridare, forte, senza timore.
La mafia” disse Falconeè un fenomeno umano” e come tale ha avuto un suo inizio, e avrà anche una sua fine, finché esisteranno persone coraggiose disposte a parlare.

 

 

Uno spettacolo straordinario e commovente, dedicato soprattutto ai giovani e chi lavora nelle scuole, a stretto contatto con loro, come la professoressa di liceo Fulvia Carbonera a cui abbiamo posto alcune domande.

Gli studenti sono consapevoli del pericolo della mafia?
Dipende dall’età degli studenti e dal tipo di educazione che ricevono a casa: se la famiglia considera importante che si affrontino questi argomenti e se ne discuta a casa, pone attenzione nell’introdurli attraverso una fruizione guidata della notizia e in base all’età dei figli. In genere dalla terza media, non prima e comunque con frequenza decrescente.

Voi professori (e la scuola in generale) cosa fate per far conoscere ai ragazzi questa realtà?
A scuola si affronta la questione in genere dalle medie (seconda e teza) attraverso le attività di cittadinanza e costituzione, attraverso l’educazione alla legalità, con la lettura di articoli, libri, con laboratori o anche con la partecipazione, come in questo caso, a spettacoli teatrali.
L’utilità di questi spettacoli è direttamente proporzionale al progetto didattico che c’è dietro. Se il progetto didattico prevede che si sviluppino competenze legate alla capacità di interrogarsi e di valutare il profilo etico del comportamento individuale, e se da parte delle famiglie c’è collaborazione attiva, in genere è utile.
Dipende anche dall’età degli studenti: la consapevolezza di un preadolescente è diversa da quella di un diciottenne.

I ragazzi come hanno reagito allo spettacolo?
Per rispondere, condivido il pensiero di un mio studente di quarta.
“Lo spettacolo teatrale a cui abbiamo assistito è stato di grande impatto.
Penso che lo spettacolo avesse l’obiettivo di sensibilizzare soprattutto i giovani sul tema della mafia, per insegnarci che siamo noi a decidere il nostro futuro e il nostro percorso di vita. E soprattutto per renderci consapevoli delle conseguenze delle nostre scelte, per non illuderci che la strada più facile sia davvero la migliore.
La rappresentazione è durata un’ora e mezza, ma tutti i contenuti e i messaggi sono stati espressi in modo splendido, facendo riflettere me e i miei compagni su tutti gli argomenti trattati. Tutta la classe ha apprezzato molto l’opera, siamo usciti da teatro entusiasti e commossi.”

 

Il tema della mafia e della lotta a questa organizzazione criminale è stato affrontato da noi di Radio 6023 anche nel format “Fusione di Orizzonti“, nella puntata di oggi dalle 17 alle 18, con replica domenica 15 aprile sempre dalle 17 alle 18. Puoi leggere l’articolo di introduzione alla puntata quio ascoltarci sul nostro sito.