Sabato 1 dicembre alle ore 21 e domenica 2 dicembre alle ore 16 è andato in scena al Teatro Coccia di Novara Filumena Marturano, la commedia di Eduardo De Filippo che, rappresentata per la prima volta al Politeama di Napoli il 7 novembre del 1946, vanta versioni cinematografiche, televisive e teatrali indimenticabili.

Lo spettacolo mette in luce temi scottanti negli anni Quaranta, ma ancora di grande attualità, quali, ad esempio la condizione di inferiorità di una donna all’interno delle mura domestiche, il tema dei figli illegittimi, l’articulo mortis, che riguarda l’annullamento di matrimoni estorti con l’inganno e la volontà di riscatto in nome della dignità di una donna.

Mariangela D’Abbraccio è riuscita ad incarnare e comunicare nel migliore dei modi la vulcanicità e la determinazione del personaggio di Filumena, una donna forte e ostinata, ma anche dolce e passionale, disposta a fare qualsiasi cosa per il bene dei suoi figli, anche a mentire all’uomo che ama e che odia al contempo: Domenico Soriano. Quest’ultimo interpretato da Geppy Gleijeses, abilissimo nel restituire al pubblico l’immagine di un imprenditore napoletano, irriverente e donnaiolo. Nel corso dello spettacolo avviene in lui una profonda metamorfosi, data dalla presa di coscienza della sua paternità, che sfocerà in una volutamente enfatizzata commozione quando si sentirà chiamare, per la prima volta nella sua vita, “papà”. 

Uno dei momenti più toccanti dello spettacolo è stato il monologo della Madonna delle Rose: il ricordo doloroso della Filumena diciassettenne è così penetrante e credibile al punto da lasciare il pubblico senza fiato in un’emozionante apnea.

L’eccezionale bravura dei due principali interpreti è ben valorizzata dalla regia di Liliana Cavani (assistita da Marina Bianchi), che, restando fedele ad un’impostazione tradizionale, mette in risalto principalmente la carica emozionale dei personaggi, la loro psicologia e le relazioni tra gli stessi, senza trascurare i passaggi esilaranti (ad esempio il caffè di Alfredo all’inizio del secondo atto). Degni di nota anche Mimmo Mignemi nel ruolo di un convincente Alfredo Amoroso e Nunzia Schiano, che interpreta con naturalezza Rosalia Solimene, suscitando nel pubblico quella tenerezza data dall’umiltà e dalla spontaneità del suo personaggio. Interpretazione distinta anche da parte di Agostino Pannone, Gregorio De Paola ed Eduardo Scarpetta (i tre fili di Filumena); Ylenia Oliviero (Diana), Elisabetta Mirra (Lucia) e Fabio Pappacena (l’avvocato Nocella).

Un particolare merito va anche a Raimonda Gaetani per il lavoro sulla sceneggiatura e i costumi, perfettamente calzanti. Inoltre, le musiche di Theo Teardo sottolineano in maniera incisiva il conflitto interiore di Domenico Soriano all’inizio dell’ultimo atto.

 “E figlie so’ ffiglie… E so’ tutte eguale… Hai ragione Filume’, hai ragione tu!” rappresenta l’epilogo di una storia d’amore tagliente, fatta di incomprensioni e segreti, talvolta struggente, ma autentica.

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