Al Teatro Coccia di Novara sabato 1 dicembre alle ore 21 e domenica 2 dicembre alle ore 16 Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses saranno protagonisti del palcoscenico con Filumena Marturano, una commedia teatrale in tre atti scritta nel 1946 da Eduardo De Filippo e inserita dall’autore nella raccolta Cantata dei giorni dispari. È uno dei lavori di Eduardo più conosciuti e apprezzati dal pubblico e dalla critica internazionale. Dalla commedia Eduardo trasse il film omonimo, uscito nel 1951, diretto e interpretato da lui stesso e da sua sorella Titina. Vittorio De Sica ne trasse altresì Matrimonio all’italiana, celebre film del 1964, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, sempre ambientato a Napoli.

Domenico Soriano, ricco pasticcere e impenitente donnaiolo napoletano, è legato all’ex prostituta Filumena Marturano da una relazione più che ventennale. Conosciutala al tempo della seconda guerra mondiale durante un bombardamento, dopo averla tolta dalla casa di tolleranza in cui era, dapprima l’aveva sistemata in un appartamento di sua proprietà e poi l’aveva accolta in casa sua e della sua anziana madre come amante-convivente nonché governante.

In un continuo alternarsi di flashback sulla storia passata dei protagonisti ed il presente, il film mostra l’intricato rapporto che lega Domenico a Filumena. Entrambi sembrano non poter fare a meno l’uno dell’altra nella propria vita. Lui non le fa mancare niente, e pur incostante e spesso distante per lunghi periodi, sempre ritorna da lei. Tuttavia, per Domenico Filumena rimane una prostituta, una donna con cui intrattenere una relazione in sordina, e nulla di più. Filumena, donna caparbia e ostinata, dal canto suo soffre per le continue umiliazioni che “don Mimì” (così lo chiama in segno di stima e riverenza) le infligge. Pur vedendo esaudita ogni sua richiesta in termini di denaro e di comodità, sente dentro di sé che le manca la stima e il rispetto di un uomo che in cuor suo ama: vuole essere la sua donna, la signora Soriano. Ma Filumena non è arrivista qualunque,  non ha fatto tutto questo per legare egoisticamente Domenico a sé, lo ha fatto bensì per garantire un avvenire e un “cognome” (Soriano, appunto) ai suoi tre figli. Questi figli, ormai grandi, ella li aveva avuti quando ancora era una prostituta. Della loro esistenza aveva sempre accortamente tenuto all’oscuro Domenico, mantenendoli e pagando loro gli studi con i denari che questi le passava per il proprio mantenimento. Adesso Filumena non ha più paura della verità e vorrebbe quei figli con sé, vorrebbe che tutti insieme fossero una famiglia.
La commedia porta all’attenzione del pubblico il tema, scottante in quegli anni, dei diritti dei figli illegittimi, ma non solo; nel dramma di Filumena, che rifiuta di rivelare all’amante quale dei tre figli da lei messi al mondo sia suo, De Filippo dichiarava di aver voluto rappresentare un’allegoria dell’Italia lacerata e in larga misura depauperata anche moralmente, e prefigurarne la dignità e la volontà di riscatto.

Maggiori info: Teatro Coccia