Chi di noi non ha mai sognato di “fare uscire la ggente” come Herbert Ballerina (Luigi Luciano) o non avrà ripetuto “ma questo è un coglione!” parafrasando Rupert Sciamenna (Franco Mari) uno degli ultimi caratteristi italiani quasi alla pari del compianto Guido Nicheli. Tutti sicuramente ci siamo fatti grandi aspettative su questo film.Eppure l’esordio cinematografico di Maccio Capatonda (Marcello Macchia) nelle sale con Italiano Medio (primo film nato da un trailer) riesce nella difficile opera di sdoganare un fenomeno del web senza tradirne la freschezza comunicativa.  Per quanto gridare “SCOPARE” con tanto di eloquente gesto di accompagnamento del braccio non sia il massimo della finezza, Maccio porta nello stagnante panorama italiano, diviso fra commediole amorose e polpettoni ultra impegnati, un film da non sottovalutare.
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Perché il problema nasce proprio qui: se ci si aspetta il “salto” per adattarsi al celluloide si  rimane delusi, se invece ci si aspetta qualcosa di provocatorio per il puro gusto di farlo comunque si rimane delusi. Ed è proprio qui che vince Maccio, perché fa del compromesso l’essenza di tutta la sua opera prima.
Marcello Macchia (regista, sceneggiatore e montatore del film) cura in maniera maniacale, come nella fortunata serie “Mario”, tutti i tempi comici , gli eccessi, le provocazioni in una sorta di circo felliniano composto  dalla sgangherata banda di personaggi nonsense che da sempre lo accompagnano nelle sue produzioni.
MACCIO3La storia parla di Giulio Verme, ambientalista vegano, impegnato in tutte le possibili lotte civili che pressato da una vita di frustrazioni, un giorno decide di assumere una particolare pillola che riduce del 20% le sue attività cerebrali.

All’immobilismo del patetico uomo timido e rispettoso che è, contrapporrà la pura ignoranza dell’italiano medio che si nasconde nel suo subconscio, maccio4assuefatto alla bella vita e agli eccessi suggeriti dalla televisione, che però gli permetterà di dare una scossa alla sua esistenza.
In un susseguirsi di strani colpi di scena, fra citazioni che spaziano da Fantozzi ad Arancia Meccanica, Giulio Verme riuscirà a trovare la giusta dimensione della sua esistenza capendo che in fondo il vero nemico di ognuno di noi è molto più vicino di quanto si possa immaginare.

A Maccio Capatonda va sicuramente attribuito il merito di aver costruito una macchina funzionale, in grado di resistere all’usura della noia del web, e soprattutto di aver saputo cogliere le occasioni nel momento giusto.

Come direbbe Tyler Durden: “Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo”

Come direbbe Giulio in versione MasterVip “ma amme, checazzomenefregaamme?”. Tanto io al cinema ci sono già stato.