Il ricercatore Ahmadreza Djalali

Medico di 45 anni, tra il 2012 e il 2015 ha studiato e lavorato al Crimedim di Novara.

Venne Incarcerato l’anno scorso a Teheran, dove si trovava per una conferenza. Rapido l’appello della moglie e dei suoi due figli di 6 e 14 anni, direttamente da Stoccolma; subito l’UPO decise di sostenere le spese legali della famiglia, grazie a un attività di raccolta fondi, appunti destinati a questa specifica causa.

Oggi stesso, In Iran, uno dei paesi al mondo in cui si eseguono più sentenze di morte  è stato giudicato colpevole e dunque condannato a morte.

Le autorità iraniane lo accusano di essere una spia. La sua unica colpa accertata è quella di aver collaborato all’estero con ricercatori italiani, israeliani, svedesi, americani e del Medio Oriente, per migliorare le capacità operative degli ospedali di quei paesi che soffrono la povertà e sono flagellati da guerre e disastri naturali, assicurano i medici che hanno lavorato con lui e che adesso hanno lanciato un appello per ottenere la sua liberazione, a cominciare da Roberta Petrino, presidente dell’Eusem, la European society for emergency medicine, nonché presidente regionale del Simeu.

La nostra Regione Piemonte, prontamente si è mossa per chiedere il rilascio del nostro ricercatore; ecco qui riportato il testo originale dell’appello: “Non possiamo rimanere insensibili di fronte alla vicenda del dottor Djalali, un professionista che per anni ha lavorato per la sanità piemontese, stimato e apprezzato da tutti i colleghi – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta -. Come Regione Piemonte chiediamo quindi l’immediata revoca della sua condanna e la sua scarcerazione e sollecitiamo il Governo e l’Unione europea a intervenire presso le autorità iraniane”.

Inoltre la Regione ci tiene a precisare che, il ricercatore, nel momento in cui è venuto a conoscenza delle accuse ha iniziato uno sciopero della fame, ma senza risultato. «È anzi stato obbligato a firmare una confessione di colpevolezza» precisa la Regione.

L’Università del Piemonte Orientale e Radio6023 sono vicini alla famiglia vittima di questa situazione, con la speranza che tutto possa risolversi nel miglior modo.