La prima giornata di Campus Party è stata ricca di consigli per tutti gli aspiranti autori. Si è infatti parlato di pitching, ovvero della capacità di presentare in modo efficace la propria idea creativa ai possibili investitori o produttori; capacità fondamentale per poter affrontare il moderno mercato dell’intrattenimento, estremamente competitivo e che cambia costantemente. Nello specifico si sono affrontati i pitch per una serie tv, durante il panel di Sonia Rovai e Emanuele Marchesi – gli head of scripted content di Sky –  e per un videogioco, grazie all’intervento del game designer Andrea Basilio. Ma prima di addentrarci nei dettagli di ogni medium è bene dare qualche consiglio generale valido per qualsiasi pitch.
La prima cosa da capire è che il pitch è solo la prima fase dello sviluppo di un progetto creativo. La sua funzione principale è quella di convincere chi ha i mezzi economici e tecnici per poter realizzare il progetto che questo valga l’investimento. Per questo motivo qualsiasi pitch dovrebbe essere semplice, chiaro e concreto. Questo significa ad esempio evitare di perdersi in inutili dettagli, usare un linguaggio comprensibile e andare dritto al punto. Infatti, i nostri ascoltatori hanno bisogno di capire in modo immediato l’idea di base (anche perché probabilmente ne ricevono decine ogni giorno) e non hanno bisogno di sapere inutili tecnicismi che saranno sviluppati in seguito (anche perché probabilmente non li capirebbero). È quindi necessario concentrarsi nell’esporre un concetto di base molto forte e ben definito che diventerà il fondamento dello sviluppo futuro. Infine, in un buon pitch dovrebbero essere sempre presenti (in modo assolutamente non dettagliato) tutte le caratteristiche e le funzionalità più importanti del progetto.
Entrando invece nello specifico della creazione di un pitch per una serie tv, Sonia Rovai e Emanuele Marchesi hanno fin da subito reso chiaro quanto questo sia importante; hanno affermato che delle 500 idee di serie che ricevono circa ogni anno solo 250 finiscono nel loro archivio, solo il 10% di queste finisce in produzione e solo il 2% va effettivamente in onda. Ma subito dopo hanno iniziato ad elargire preziosi consigli su come riuscire a colpire i produttori e riuscire a rientrare in quel 2%.
  • Non bisogna confondere l’idea base con l’argomento, perché essendo questa una fiction il pitch dovrebbe soffermarsi sulla storia, sullo stile, sui personaggi e sulle sensazioni che si vogliono creare nello spettatore. Se il focus è un argomento specifico forse è meglio fare un documentario.
  • L’originalità dell’idea è sicuramente un di più ben accetto ma non è la cosa più importante: è meglio che l’idea sia forte, solida e chiara. D’altro canto l’originalità può anche non essere nell’idea stessa ma nel modo in cui essa viene presentata.
  • La formazione di chi propone un’idea è importante ma non è determinante: se l’idea è buona non importa da chi venga. Qualora l’aspirante sceneggiatore sia ancora inesperto sarà poi affiancato in fase di produzione da un esperto del settore.
  • È sempre bene considere anche il budget necessario poiché questo influenza l’effettiva realizzabilità della serie. Questo significa che, nel caso di un budget alto, una buona idea è quella di allegare insieme al pitch un business plan che evidenzi come si intenda raccogliere e gestire i soldi necessari.

 

Per il pitch di un videogioco il discorso è invece più complesso, dato che i due media hanno caratteristiche strutturali e modelli di creazione diversi. Innanzitutto il videogioco è definito dall’interattività, perciò il fulcro del pitch più che la storia o l’estetica (che sono comunque parti importantissime che devono essere incluse) dovrebbero essere le azioni del giocatore, il “che cosa fa?” per tutta l’esperienza di gioco. L’altra caratteristica determinante è che la produzione di un videogame richiede la cooperazione di un grandissimo numero di persone, tutte con funzioni diverse, competenze diverse e che quindi parlano linguaggi diversi. Di conseguenza il pitch deve diventare la linea guida che possa guidare tutti i diversi reparti di produzione verso una visione comune e quindi la semplicità e la chiarezza diventano ancora più fondamentali. Vediamo ora alcuni consigli più “pratici” forniti dal game designer Andrea Basilio.

  • Esistono due tipi di pitch per un videogioco. Il primo è il “one pager”, ovvero un riassunto di una pagina di tutte le caratteristiche principali del gioco. Il secondo è la presentazione Power Point che deve essere tanto auto-esplicativa (nel caso la si dovesse mandare) quanto un mezzo per aiutare un’eventuale esposizione dal vivo.
  • Il pitch dovrebbe assolutamente contenere questi elementi: copertina e titolo, l’idea (riassunta in poche righe), “look and feel” (l’aspetto e le sensazioni), caratteristiche fondanti del gameplay, modalità di gioco (se ce ne sono più d una), analisi del target previsto, eventuali approfondimenti.
  • Bisogna esprimere il tutto con chiarezza. Questo significa ad esempio evitare parole gergali (anche se appartenenti al mondo videoludico) ed evitare gli inglesismi, dato che non necessariamente questi saranno noti a tutti.

 

Se avete un’idea nel cassetto per una serie tv, un videogioco o un qualsiasi progetto creativo questi consigli potranno darvi certamente delle linee guida per riuscire a farlo diventare realtà. Armatevi di coraggio e iniziate a pitchare!