Per la rassegna “Città in Scena” giovedì 10 maggio alle ore 21 andrà in scena al Teatro Faraggiana di Novara lo spettacolo Acciaio Liquido di Marco di Stefano, regia di Laura Franceschetti. Il progetto Acciaio Liquido nasce quattro anni fa, con l’esigenza di scrivere e rappresentare un testo sulle morti bianche; Laura Franceschetti, a tal proposito, scrive: “ho passato più di un mese a fare ricerche e a leggere libri su quel tema, fino a quando non sono incappata nel caso Thissen-krupp; c’era materiale su quel caso: contraddizioni, processi, storie personali. Così ho iniziato a scrivere, ma visto l’incaglio drammaturgico in agguato, ho contattato Marco Di Stefano, un bravo drammaturgo che conoscevo da tempo; abbiamo lavorato un anno sul testo. Io, a Torino, facevo interviste sul caso e tornavo con nuovi spunti ed informazioni e a poco a poco la struttura ha cominciato ad esistere.”

Nel dicembre del 2007, in un’acciaieria di Torino, si scatena un incendio in cui perdono la vita sette operai. Una tragedia che tocca nel profondo l’Italia intera; una disgrazia che trova le proprie radici nella ricerca del profitto ad ogni costo, in una burocrazia ottusa e in leggi di sicurezza spesso ignorate. Sei dirigenti, con a capo l’amministratore delegato, vengono processati e condannati al massimo della pena. Il Gruppo siderurgico offre una cifra da capogiro per evitare che le famiglie delle vittime si costituiscano parte civile e per ottenere così, grazie all’accordo, uno sconto di pena; ma il tentativo della multinazionale di uscire al riparo dell’opinione pubblica fallisce miserabilmente. La messinscena mostra in modo dettagliato la posizione di ciascun soggetto: operai, dirigenti, parenti delle vittime e la Giustizia; una grande giostra in cui il moto continuo svela i diversi volti “Yin-Jang” di ognuno.

Si cuce così l’abito dell’uomo contemporaneo: fragile e impaurito, che vive nonostante tutto, ma incastrato, immobilizzato dalla paura. I temi d’indagine sono molteplici: libertà, giustizia, sicurezza, cecità volontaria che mette in secondo piano un bene così potente come la vita e identificazione in ciò che si fa e non in ciò che si è; proprio per quest’ultimo punto i manager-operai alla fine di questa mes­sinscena si toglieranno gli abiti da lavoro e rimarranno nudi: un messaggio forte e sentito chiude questo spettacolo, perché il mondo veda. Per queste vite interrotte non c’è più tempo, per chi guarda sì.

Per maggiori informazioni visita il sito www.teatrofaraggiana.it